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La premiazione di us award 2010 è stata preceduta da una tavola rotonda dedicata ai nuovi valori del progetto dell'ambiente di lavoro

a cura di A. Debellis e R.Sias, foto G. Pagani

03 Febbraio 2011

In occasione della consegna dei premi ai vincitori della terza edizione di US Award, si rinnova l'appuntamento presso la sede de Il Sole24Ore con associazioni, progettisti, committenti e fruitori dei migliori workplace, anche quest'anno numerosi, creativi, e proiettati verso il lavoro del futuro. La tavola rotonda che precede la consegna dei premi si conferma un momento di importante riflessione sui nuovi valori del progetto dell'ambiente di lavoro.

 

Giunto alla sua terza edizione, US award 2010 prize giving si conferma un momento di confronto fra tutte le figure professionali coinvolte nella creazione di worplaces, a coronamento dell'omonima “competizione poco competitiva”, ancora una volta vetrina per oltre 100 progetti fra architetture e interiors.

La cerimonia di consegna dei premi, articolata quest'anno in varie sezioni, ha visto la partecipazione di oltre 260 persone e la presenza di qualificati relatori in rappresentanza degli

Enti e delle Associazioni che hanno patrocinato la manifestazione, AIPI (Associazione Italiana Progettisti d'Interni) Assufficio, ECIA (European Council Of Interior Architects), Ergocert, FEMB (Federazione Europea dei Produttori di Arredo per Ufficio), GBC Italia (Green Building Council), GiArch (Coordinamento Associazioni Giovani Architetti), Great Place To Work Italia, Ordine degli Architetti di Milano.

 

Quest'anno ad aprire la serata sono stati i lavori di ComfortSeating, manifestazione organizzata da Ergocert incentrata sull'ergonomia ed il comfort della seduta, che ha introdotto le tematiche inerenti lo spazio lavorativo, cardine anche della ricerca US award.

Il benvenuto ufficiale è stato rivolto da Fabio Franzoni, direttore della Divisione Industry Business Media del Gruppo 24 Ore, che ha ribadito l'esito numericamente e qualitativamente rilevante di questa terza edizione.

Dopo il ringraziamento agli sponsor AHEC e Akzo Nobel , promotori delle sezioni speciali del premio wood@work e color@work, e agli sponsor tecnici Archiutti e Caimi brevetti, ha preso inizio la tavola rotonda, strutturata quest'anno in due tempi

 

Apre la prima parte la direttrice di US-Ufficiostile e moderatrice della serata Renata Sias che chiede un parere sul progetto vincitore Think Garden a Andrew Boffa, vice Presidente dell'Associazione Giovani Architetti Torino e delegato GiArch Italia. Questo spazio ultratecnologico per lavoratori nomadi, reale ma ora inesistente, che ha ospitato per una settimana uffici ad uso temporaneo attenti e aperti per definizione a molteplici usi è un “ufficio che non c'è” cui può accedere solo chi è dotato di creatività e immaginazione - come nella “Isola che non c'è” di Barrie - oppure un concetto concreto e vicino alle esigenze lavorative di oggi? L'ufficio temporaneo è una realtà emergente che va a colmare la mancanza di spazi dedicati a tipologie di lavoro itineranti o legate a grandi eventi temporanei, quali furono nel 2006 le olimpiadi invernali di Torino. La natura transitoria di questi uffici pone ai progettisti una grande ed obbligata sfida: la sostenibilità dell'allestimento degli spazi, che devono essere ultraefficienti ed attrezzati nel momento del loro utilizzo senza costituire un”gravame” ambientale al momento della loro dismissione.

 

A tale proposito Gilberto Dondè, amministratore Delegato di Great Place to Work Italia che come ogni anno ha stilato la classifica delle migliori aziende italiane, riporta i dati dell'ultimo studio sul tema Inspiring People dedicato ai principali fattori di motivazione dei dipendenti. Rileva l'importante valore del “nomadismo lavorativo” che il progetto Think Garden mette in luce, un carattere frequente anche all'interno delle aziende più dinamiche, il nomadismo può guidare la definizione di spazi più democratici, distribuiti guardando alle reali esigenze di ciascun ruolo operativo rispetto allo svolgimento di un teamwork, piuttosto che a scale gerarchiche astratte. Secondo i dipendenti intervistati, anche la sicurezza e la trasparenza che un'azienda riesce a comunicare spazialmente sono valori “ispiratori” come confemano tra gli altri anche i feedback relativi alle nuove sedi Cisco e Tetrapak, ambedue presentate a US Award.

 

A Franco Raggi, vicepresidente dell'Ordine degli architetti di Milano, che aveva lanciato nella passata edizione una provocazione incitando al caos e allo “scoordinamento creativo” in ufficio in risposta all'ormai superato concetto di spazi di lavoro ripetitivi e gerarchizzati, viene chiesto se si possa identificare questa caratteristica fra i progetti presentati a US Award. Raggi nota che il concetto di caos, come valore positivo, prende piede nonostante la resistenza del mercato e del marketing per i quali gestire il caos è più difficile che gestire l'uniformità e crea difficoltà nel definire un catalogo e proporre dei modelli.

Anche la scelta di Raggi ricade sui Think Gardens, spazio “caotico” portatore di una diversità programmata all'interno di un sistema elastico, che rinuncia all'autocompiacimento del design e definisce un'immagine che appartiene più a comportamenti di occupazione dello spazio che non a delle forme. Anche l'adesione da parte dei giurati a questa “struttura destrutturata” che offre una libertà di occupazione e fruizione dello spazio è più culturale che formale; é anche ideologica perchè l'idea degli spazi nomadi implica un'etica dell'uso dello spazio. Come nel car-sharing, l'uso nomade non solo è più economico, ma ci permette di condividere lo spazio che rimane: chi è nomade non spreca spazio, usa solo quello che serve. Altre proposte per gli uffici del futuro? Un letto, o una chaise longue a disposizione dei lavoratori, per un breve nap o per leggere distesi…

 

Con Alberto Rigolone, vicepresidente AIPi (Associazione Italiana Progettisti d'Interni), l'attenzione si focalizza sugli elementi fondamentali - struttura, funzione, estetica - e su come sono stati affrontati nei progetti di US Award. Anche se, a una lettura sommaria, la comunicazione e la rappresentatività dello spazio appaiono privilegiate negli spazi comuni come le lounge o le break area a scapito degli spazi operativi, emerge invece come decisa scelta progettuale -che coincide anche con i desiderata del fruitore- l'affidare agli spazi di rappresentanza l'immagine forte dell'azienda, privilegiando nelle aree operative una lineare sobrietà che è frutto di scelte ergonomiche e tecnologiche a favore di chi lavorerà in quegli spazi.

Un punto di vista sull'ergonomia degli ambienti presentati alla competizione è stato chiesto a Francesco Marcolin, ergonomo e docente presso la Facoltà di Udine, che ha ribadito l'approccio multidisciplinare e sistemico della disciplina. Anche se l'ergonomia della seduta è un fattore importane e un elemento a cui l'utente è molto sensibile, tutti i principi ergonomici dovrebbero essere assimilati e integrati ai punti fondamentali di un progetto -fino a rendere inutile la professione dell'ergonomo!- per ottenere  risultati spaziali capaci di esprimere non solo un grado elevato di comfort “misurato” dagli ergonomi, ma soprattutto uno “percepito” positivamente da tutti i suoi fruitori. Sarebbe interessante un'indagine sul campo  che abbia come oggetto l'ergonomia dei progetti presentati a US Award per avere una post occupancy evaluation anche sul comfort percepito dai fruitori. Oliviero Tronconi, professore ordinario di Tecnologia dell'Architettura al Politecnico di Milano, chiude la prima parte della tavola rotonda rivolgendo una riflessione critica sul tema dei costi di manutenzione: il risparmio energetico genera edifici sempre più leggeri, sempre più “a secco”, ipertecnologici a basso impatto ambientale dove la componente impiantistica è fondamentale. E non pensare alle attività manutentive in fase di progetto significa aumentarne considerevolmente i costi.

In Italia il panorama rispetto a queste problematiche appare ancora piuttosto arretrato rispetto all'estero, benché l'architettura e il design italiani siano sempre molto avanzati e di ottima qualità. Secondo le ricerche svolte in proposito, il costo di manutenzione di questi edifici-macchina spesso incide troppo pesantemente; in alcuni casi si arriva a equiparare, con i soli costi di manutenzione, i costi complessivi di costruzione dell'immobile in soli 13 o 14 anni. Dobbiamo salvaguardare la nostra qualità progettuale senza trascurare l'obiettivo dell'integrazione progettuale sistemica, anche perchè la committenza evoluta lo pretende. I grandi gruppi multinazionali hanno standard di efficienza, di consumi energetici, di costi di manutenzione - standard di riferimento precisi anche sui costi gestionali con il costo pro capite per ogni dipendente - che devono essere rispettati già in fase progettuale e su questo aspetto, anche se l'Italia è il Paese della piccola industria, dobbiamo assolutamente crescere.

 

Il cambio dei relatori è preceduto da un intermezzo dedicato alla presentazione della nuova sede del Gruppo 24Ore a Pero, un progetto di notevole interesse firmato Goring & Straja, inserito come “fuori concorso” a US Award per evitare conflitti di interesse.

É proprio Andrè Straja a salire sul palco per descrivere gli elementi salienti di questo edificio, vincitore di un concorso internazionale e già insignito del “Mattone d'Oro” come edificio più eco-sostenibile della Lombardia.


Renata Sias, citando la "Lettera di un giovane architetto" dove Alexandros Tombazis scriveva "Ricordate che costruire nuoce al nostro pianeta. Bisogna fare attenzione e intervenire con delicatezza perché di pianeta ne abbiamo uno solo", prende spunto da questa affermazione per chiedere se si possa considerare un intervento “delicato”. Straja ricorda la certificazione in Classe A, ma soprattutto definisce “onesto” questo edificio circondato dal verde che rispetta il brief del committente e il territorio circostante; considera una “fortuna” l'incarico ricevuto dal Gruppo 24 Ore che ha dato la possibilità di progettare anche gli interni che giocano sulla trasparenza e sul colore, impostando un lay-out semplice ma attento alle esigenze di chi lavora, a partire dall'ottima qualità acustica.

 

Alberto De Zan, presidente di Assufficio, apre la seconda parte della tavola rotonda ricordando che, dalla ricerca “Ufficio Fabbrica Creativa”, risulta che in Italia solo il 20% degli architetti è “specializzato” nel progetto ufficio e spesso anche i dealer non sono sufficientemente preparati; racconta quindi i passi concreti che l'associazione sta facendo verso una cultura di cui va alzato il livello: cita il titolo del nuovo volume ”Investire sull'ufficio come e perchè. Spazio di lavoro come risorsa per migliorare l'azienda” e un corso di alta specializzazione sul progetto dell'ufficio con il Politecnico di Milano che inizierà a breve.

 

Michele Falcone, presidente FEMB, accenna ai dati economici recenti relativi al mercato dell'ufficio in Europa, dichiarandosi moderatamente ottimista grazie ai segnali di Paesi come Turchia e Gran Bretagna che crescono a doppia cifra. In Italia si può supporre che l'andamento sarà analogo, ma non si vede ancora questa crescita; purtroppo l'arredo continua a essere considerato solo costo e non investimento e perchè una vera crescita ci sia, è necessaria una più profonda operazione culturale.

 

Joke van Hengstum, presidente ECIA (European Council of Interior Architects) appositamente arrivata dall'Olanda offre una panoramica sull'approccio dell'interior design in altri Paesi d'Europa. Ammette che ci sono diversità ma dipendono, più che dalle diverse culture e tradizioni locali, dalle differenze adottate nelle modalità di lavoro.

L'habitat ufficio sta cambiando e cambierà sempre più, sia per fattori sociologici esterni che per il cambiamento dei modi di lavoro: lì si svolge un lavoro in squadra, sempre più creativo e connesso in rete. Il lavoro individuale, invece, può essere svolto anche a casa, part time, per poter dedicare più tempo alla famiglia. Credo che nel nord Europa questi concetti siano applicati su scala più ampia perchè c'è una maggiore apertura mentale e più uguaglianza tra le persone, anche tra uomini e donne.

La qualità di questi ambienti di lavoro è fondamentale per i risultati produttivi; anche se costi di questo tipo di uffici sono più alti rispetto a quelli tradizionali, le persone che li occupano - anche temporaneamente con posti di lavoro condivisi- sono un numero decisamente inferiore, quindi senza sprechi per l'azienda. Van Hengstum conclude sottolineando che in verità è l'azienda a decidere l'approccio del progetto, il designer può solo dare forma alle scelte e all'organizzazione aziendali; per cambiare davvero gli ambienti di lavoro deve cambiare la cultura delle aziende, non solo l'approccio progettuale.

 

Marco Mari, socio di GBC Italia (Green Building Council), torna sull'importanza della sostenibilità, sottolineando la necessità sia di rivedere intero processo di progettazione e realizzazione dell'edificio, sia di misurare se e quanto ciò che costruiamo è sostenibile, non solo energeticamente, ma anche da un punto di vista complessivo: gestione rifiuti, acqua, materiali riciclabili, ecc. Sintetizza poi le principali certificazioni di sostenibilità esistenti e le differenze tra questi modelli e quelli che utilizza LEED, il sistema che più si è diffuso nel mondo, basato sulla misurazione del valore delle performance che danno punteggio.

É importante tenere in considerazione che il percorso di certificazione nasce dall'inizio del progetto, richiede una documentazione particolareggiata e si conclude solo quando l'edificio è concluso e abitato e l'autority può verificare se gli obiettivi che erano stati dichiarati sono stati raggiunti. Con una visione prettamente anglosassone è anche giusto chiedersi: Quale è il tempo in cui il mio investimento ritorna? E la risposta è possibile sono se il processo inizia dalla fase iniziale prevedendo tutte le performance dell'edificio.

 

David Venables, direttore europeo di AHEC (American Hardwood Export Council), invita a un uso più massiccio del legno in architettura elogiandolo come il materiale con il più basso impatto ambientale e considerandone il ciclo di vita completo. Nota che in Italia, dove si importano circa 150/200.00 mc di legno all'anno, i progettisti, pur attenti alla scelta delle essenze, spesso non sono interessati alla loro provenienza. C'è talvolta il pregiudizio che il legni americani costino più di quelli europei o non siano sostenibili. In realtà, con il cambio dollaro/euro attuale i costi sono identici, ma ci sono altri criteri che dovrebbero far scegliere i legni americani: il legno americano è competitivo nel prezzo e nelle performance, è disponibile in moltissime specie, è certificato e ha un basso impatto ambientale anche nei trasporti perchè le spedizioni avvengono via mare e quindi con impatto inferiore rispetto al trasporto su strada.

 

Maurizio Dori, market manager di Akzo Nobel Powder Coatings Italia evidenzia il forte impatto emotivo del colore, nonostante le aziende leader vivano grazie alla produzione di tonnellate di colori “non parlante”: bianco, nero e grigio usati nell'industria. Oggi l'attenzione del Centro Estetico dell'azienda è sempre più vicino alle esigenze di chi progetta per rispondere alle richieste del mercato più che alle nuove mode nell'uso del colore. Le tendenze portano verso la sostenibilità, come dichiara lo slogan “Every color is green” adottato dal gruppo e verso investimenti sempre maggiori per garantire la qualità del prodotto. Una qualità della superficie che spesso viene dimenticata nel progetto ma che, pur incidendo solo dal 3 al 7 % sul totale del costo di un progetto, ha un importanza straordinaria sull'esito finale.
 

 

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